Il Presidente

C’era un ragazzino ai piedi di quella lunga scalinata che conduceva dall’atrio al primo piano dell’Istituto Ettore Conti: era su una carrozzina, con a fianco il fratello, minore di un anno, che non sapeva come fare ad accompagnarlo al piano superiore ove c’erano le aule.

Gli passò accanto ed iniziò a salire: dopo pochi gradini, un forte impulso, lo obbligò a scendere e, stupidamente, a chiedere: “Avete bisogno?”

Il fratello con la carrozzina, lui con quel corpo deformato in spalla.

Iniziò da qui e si ripeté, ogni giorno scolastico, per cinque anni.

Poi, finalmente senza più i 36 gradini di quella interminabile scalinata della Ettore Conti, furono alla Cattolica per quattro anni: voleva fare economia e commercio, l’altro filosofia.

Pur di non separarsi, si iscrissero ad entrambe le facoltà …

Lui era il migliore, l’altro viveva della sua immensa luce riflessa ed imparando, giorno dopo giorno, il profondo senso dell’handicap.

Le tesi erano pronte, quando il ragazzo sulla carrozzina fece all’amico uno strano discorso, semplice e breve, intervallando più del solito ogni singola parola: “ Non ti ho mai ringraziato, grazie. Se vuoi farmi contento … adesso … fra un po’… aiuta gli altri … ti sarò sempre vicino.”

La sua mano rattrappita lo accarezzò.

Il giorno in cui avrebbero dovuto discutere la tesi, lo accompagnò alla sua ultima dimora.

Ecco; Carlo, io avrei finito e, fra poco, sentirò il tuo giudizio.

Includi anche questo racconto: senza te, probabilmente, non avrebbe mai preso forma.