Operatori

«Bisogna investire la vita di significato, per poterne poi estrarre un senso». Bruno Bettelheim

Il Centro Diurno Il Ritorno accoglie persone con cerebrolesione acquisita.

L’atteggiamento degli operatori della relazione d’aiuto presso il nostro CDD, indipendentemente dalla propria provenienza formativa, si compie con l’accoglienza dell’altro con la sua storia, il suo presente e i nuovi bisogni.

Nell'esperienza della cerebrolesione la persona perde la qualità di sé come soggetto della propria vita, è a contatto frammenti di storia e di esperienza in cui è stato e si è sentito "oggetto", perdendo la sua essenza umana.
Tale esperienza è estraniante, da sé e dal contesto.

La vittima di un evento traumatico (sia vascolare, sia degenerativo o acuto) ha la consapevolezza che il suo senso di invulnerabilità fosse un'illusione e che essa non possa dare un senso a ciò che le è accaduto. Siccome la maggior parte di noi vive in un mondo in cui crede di avere un buon controllo e comprensione, “ l'esperienza di essere completamente impotenti, nodo cruciale del trauma, manda completamente in frantumi questa seconda illusione” (de Zulueta, 1993).

L'esperienza non si esaurisce, purtroppo, nel momento in cui termina. Gli studi sullo stress e sul funzionamento della memoria, ci dicono che restano tracce della violenta attivazione dell'arousal fisico legato all'evento traumatico ed ai conseguenti processi dissociativi di tipo difensivo messi in atto nel tentativo di fronteggiare l'evento, con la persistenza di vulnerabilità verso situazioni di stress e sintomi somatici.
Ciò sconvolge il rapporto del soggetto con sé e col mondo, lasciando un segno profondo, una sofferenza, sia nella persona, sia nel contesto relazionale in cui l'evento si è manifestato, cioè sull'individuo, famiglia e collettività.
Un’esperienza di trauma collettivo, (rottura di parametri etici, di cultura e civiltà, rottura della storia generazionale) è stato il genocidio degli Ebrei, durante la seconda guerra mondiale, dove un intero popolo e la sua matrice culturale sono stati ridotti ad "oggetto" di persecuzione e di sterminio.
Numerose le testimonianze su questo evento, stampato nella memoria collettiva.

Bruno Bettelheim in Sopravvivere (2005)  parla dell'esperienza della deportazione, vissuta in prima persona, individuando nell'Olocausto «una esperienza così fortemente traumatica da distruggere completamente o in misura notevole l'integrazione personale». Indica tre possibili risposte nei sopravvissuti: c'è chi si lascia distruggere ritenendo impossibile o inutile la reintegrazione della personalità, chi perviene ad un'integrazione precaria, fondata su rimozione o negazione del trauma, altri ancora lottano per conservarne la consapevolezza, e fronteggiare le più atroci dimensioni della vita umana, cercando di restituirle comunque un senso. Questo ultimo gruppo perviene ad una reintegrazione più solida, tentando di elaborare il trauma anziché fuggirlo ed è questo il gruppo che a noi interessa maggiormente. Bettelheim ci dice che è necessario riconoscere la gravità della ferita inferta dal trauma, dare espressione alla lotta personale contro le tendenze distruttive presenti nella società e nell'individuo, trovare dentro di sé dei significati, che possano essere utilizzati all'esterno.

Molti sono dunque i modi del soggetto e del contesto di rispondere all’evento traumatico, ma per «ritrovar senso» dobbiamo ricondurci alla radice intersoggettiva dell'esperienza umana, occorre ri-costruire i legami della persona con sé e con il mondo (Binswanger, 1955). Per la ripresa del proprio posto nel mondo va ri-costituito l'orizzonte dell'esperienza personale e soggettiva in rapporto ad altri soggetti.

Il linguaggio e la possibilità di narrazione costituiscono  il filo con cui ri-tessere la trama della narrazione esistenziale del soggetto.

Ri-costruzione della storia individuale, ma anche collettiva: la cura della memoria per non dissociare come individui e come collettività eventi che possono diventare insostituibili catalizzatori di pensiero e cambiamento per l'uomo come artefice della propria storia. 

Dunque la narrazione, utilizzata nel CDD pare essere strumento "naturale" di cura e di riparazione, per narrare il dolore, che condiviso forse consola, e per poter comprendere e ridare senso ad eventi non riconducibili ad un senso.

Nella presa in carico della persona lo strumento narrativo/ricostruttivo permette di educare i sentimenti, di dare forma ai sogni e agli eventi reali, di delineare i confini di una identità in crescita.

Numerosi sono gli strumenti di costruzione/ricostruzione della storia personale che abbiamo affrontato nel nostro Centro come accompagnamento ai diversi passaggi degli utenti attraverso le terapie Espressive
Similmente, anche nei passaggi critici nel supporto alle famiglie dove si rintraccia, nell'ambito della consulenza, il filo di una storia per cercare un senso alle discontinuità e ai cambiamenti inattesi, alla sofferenza e riportarli in un ambito di comprensione e ri-progettazione.
La narrazione è dunque trasversale a vari contesti professionali, come paradigma di lettura e di intervento, fruibile in situazioni diverse.

Iniziare a parlare delle proprie esperienze ricostruendo storie individuali, divenute in gruppo collettive, è stato un lavoro che, curando la-le memorie, ha permesso di accompagnare il gruppo verso il cambiamento, una sorta di nuova possibilità di modificare la propria storia guardando in avanti (educare al sentimento, dare sostanza ai sogni e alla realtà).

Grazie  a questo percorso, da poco iniziato, l’intera equipe sta lavorando con motivazione ed efficacia nella creazione di percorsi di Mindfulness, di empowerment, di riabilitazione più aderenti ai bisogni delle persone con disabilità e di chi se ne occupa.

 

Alcune riflessioni in merito alla pandemia:

In questo lungo periodo con utenti e familiari ci siamo soffermati sulla condivisione del senso d'incertezza e sulla dimensione collettiva del nostro vivere contemporaneo in una reciprocità tra esseri umani. L’azione che io compio non è neutra, si ripercuote sull’ altro e sulla collettività. Ogni più piccola azione. L’ambito delle cosiddette libertà individuali andrà rivisto all’ insegna di questo aspetto di interconnessione collettiva e forse sarà difficile parlare di una libertà che non si declini anche come solidarietà.

Il lavoro fin qui svolto e sopra descritto nella direzione del cambiamento, pone un cambiamento di prospettiva: prendersi cura della persona all’interno di un contesto sociale e collettivo, connettere individuo e società.

Nella pratica di operatori della relazione d'aiuto pensiamo sia importante sviluppare questa sensibilità per favorire una visione di reciprocità e di scambio con il mondo esterno; di inserire nel nostro mondo interiore privato e attento al proprio benessere una complessità di esseri viventi con cui imparare a convivere, da rispettare, verso cui essere solidali. Restare, quindi, fedeli al bisogno di ciascuno di noi nel "prendersi cura".

Prendersi cura degli esseri umani fa parte dell'essere umano. Nelle relazioni interpersonali e sociali diviene importante sviluppare in modo consapevole quel senso di gratitudine reciproco e di comprensione ci consente di riappacificarci, non solo nel nostro dialogo interno, ma anche tra generazioni.

 

In ricordo del grande maestro Franco Battiato, riportiamo il brano che rappresenta il nostro esistere per l'altro

La cura

Franco Battiato

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te

Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te
Io sì, che avrò cura di te.