Chi Siamo

L’Associazione “Il Ritorno” è nata nel 1992 a supporto e con l’aiuto di alcune famiglie che si trovavano sole ad occuparsi di un loro caro diventato disabile in seguito ad un incidente stradale o vascolare. Le prime attività riguardavano: il trasporto, l’assistenza domiciliare, fisioterapica, logopedica, psicologica e abbattimento delle barriere architettoniche.
Ad alcuni obiettivi l’Associazione ha risposto direttamente, reperendo fondi con attività di volontariato (spettacolo, bancarelle, sport, cultura, tesseramento), ad altri si è attivata cercando risposte presso le istituzioni pubbliche Asl o Aziende Ospedaliere. Occuparsi delle famiglie ha, in seguito, richiesto l’attenzione alla persona con disabilità cercando di rispondere anche, e soprattutto, ai bisogni che la stessa comunicava e richiedeva.

Così nel marzo 1999, l’associazione ha creato un CENTRO DIURNO per DISABILI che, in via sperimentale, si specifica nell’accoglienza di persone con cerebrolesione acquisita.

 

LA NOSTRA STORIA E MISSION

L'associazione Il Ritorno come ONLUS nasce nel 1992 come associazione di volontari e familiari che si sono trovate sole ad accudire un proprio congiunto, vittima di incidente stradale o vascolare. Successivamente ha accolto persone con cerebrolesione acquisita secondaria a qualsiasi evento. Inizialmente le attività riguardavano: il trasporto, l'assistenza domiciliare, fisioterapia, logopedia, psicologia e abbattimento delle barriere architettoniche. Per il raggiungimento di alcuni obiettivi l'Associazione ha risposto direttamente, reperendo fondi con attività di volontariato (spettacoli, bancarelle, sport, cultura, tesseramento), per altri si è attivata cercando risposte presso le istituzioni pubbliche. I bisogni dei familiari, emersi successivamente, hanno riguardato più direttamente il bisogno di essere accompagnati in un percorso di supporto psicologico o domiciliare.

La necessità latente, che mai sarà manifesta, riguarda la possibilità per un familiare di potersi riprendere sul piano lavorativo, occupazionale, sociale e anche del tempo libero per sollevarsi dalla gravosità della presa in carico. In virtù di questo bisogno nel marzo 1999, l'associazione crea un Centro Diurno per Disabili (di seguito CDD) che, in via sperimentale, si specifica nell'accoglienza di persone con cerebrolesione acquisita in seguito a un trauma cranico o a un danno cerebrovascolare. L'evento scatenante, avvenuto improvvisamente ha portato la maggior parte della nostra utenza ad un periodo di scarsa responsività e ad un risveglio, tanto sperato dai loro familiari, ma in un corpo che non è più quello di prima. L'età media degli utenti è di 35 anni circa e, divenire paraplegici o cerebrolesi o disabili è stato, all'inizio, come "... morire dentro. Con il tempo la vita è tornata ma solo in parte e con uno strano retrogusto” (come da alcuni commenti dei nostri utenti durante un lavoro "autobiografico"). Da quando il CDD è stato aperto, con l'intento di supportare le famiglie creando un luogo di "sollievo", si sono attivati momenti di ascolto e sostegno, sia per i familiari che per gli utenti, e la struttura di per sé ha iniziato ad essere luogo di accoglienza alla persona, luogo di approfondimento delle proprie storie e "palestra" in cui sperimentare abilità e sperimentarsi. Grazie a questo percorso condiviso con i servizi sociali, con la famiglia, con gli utenti, volontari, l'intera equipe lavora con motivazione ed efficacia nella creazione di percorsi di recovery sociale, di empowerment, di ri-Abilitazione psicosociale più aderenti ai bisogni delle persone coinvolte.

Il riconoscimento dell'altro nelle sue potenzialità esistenziali permette di coesistere nella molteplicità e nell'infinità degli aspetti della vita in tutte le sue forme. Guardare insieme al futuro, liberandosi da  convenzioni  e pregiudizi,  ha  permesso  al  CDD di ridefinire un contratto con le  famiglie  volto  a  promuovere  cicli  di  incontri  in  cui  pensare, costruire, riflettere sul futuro CON e PER gli utenti affinché il timore del "dopo di noi" fosse superato attraverso percorsi condivisi e attraverso la costruzione  di una  rete  pronta  ad  accogliere  persone che, nonostante i limiti, chiedono di ESSERE RICONOSCIUTE ancora come  persone socialmente utili.

Il CDD perciò ottiene l'autorizzazione definitiva per 15 posti e con il trasferimento nella nuova sede di Corso Matteotti, 149 sempre a Seregno (MB) è stato accreditato l'ampliamento per 30 posti.

Successivamente, l'intera equipe ha lavorato con motivazione ed efficacia nella creazione  di percorsi di ri-Abilitazione psico-sociale, affinché si potesse  procedere  nello  scambio  di  esperienze con altre realtà per  "aprire"  possibili  collaborazioni con mondi  diversi,  per  ambito professionale, ma vicini all'idea di ri-Abilitare la Persona e non una sua parte.

Lo strumento indispensabile, per permettere un buon accompagnamento della persona verso la responsabilità della sua presa in carico, è rappresentato dalla relazione e dal colloquio educativo, detto setting pedagogico e, in altri casi, anche un colloquio psicologico o di Counselling. Gli obiettivi del Progetto Individualizzato, educativi, assistenziali e multidisciplinari, una volta definiti con la persona, considerano i benefici, i vantaggi personali che il raggiungimento degli stessi comporta. La settimana presso il nostro CDD ha un calendario ben organizzato che raccoglie tutte le attività proposte ed erogate.

Nel 2011 è stato avviato il Progetto "E la vita continua: Consapevolezza e gestione della propria disabilità: l'utente diviene facilitatore sociale", quando alcuni nostri utenti, dopo qualche anno di frequenza presso il nostro CDD e avendo recuperato fin dove possibile le proprie competenze, avevano chiesto al nostro servizio di essere aiutati a pensare ad un futuro che restituisse loro dignità come persone, e non come ammalati o disabili o handicappati. L'esperienza di tipo occupazionale, negli stage, con i suoi risultati soddisfacenti ha permesso alla persona di darsi il permesso di sentirsi competente e capace, nuovamente utile e pronta a riprendersi la propria vita nonostante alcuni limiti permanenti. L'accettazione del disagio da parte della persona, della sua famiglia che inizia A VEDERE le risorse del proprio congiunto e della società, è il primo passo verso la guarigione sociale, detta o conosciuta come “recovery sociale”.

La guarigione è anche la capacità di chiedere e offrire aiuto, perché il disagio e la sofferenza rendono le persone più sensibili.

A supporto della bella esperienza e dei risultati raggiunti, non solo in termini oggettivi (riuscire a impegnarsi in un ufficio al PC o in reception o a produrre documenti, in un negozio come commesso, in un circolo come volontario, rendersi disponibile con gli altri utenti in difficoltà ...),  ma anche soggettivi e portatori di incremento di autostima, il 17/02 2018  è stato aperto  un  circolo ARCI con l' idea di modificare l'atteggiamento culturale sulla disabilità, prendendo coscienza di cosa essa significhi, attivando processi empatici, di rispetto, solidarietà e inclusione positiva.

Creando un circolo ARCI si è voluto creare uno  spazio  che  offrisse  qualità  al  tempo  libero  e opportunità di socializzazione ad adulti, giovani, bambini, anziani per rispondere alla logica dell' integrazione dove gli interventi sono realizzati in modo da favorire lo scambio e l'interazione tra cittadini (compresi  gli  operatori  e  volontari  del  circolo)  portatori  di  bisogni  differenti  con  l'obiettivo  di  sviluppare  la  solidarietà  sociale  e  il  senso  di  appartenenza  al territorio.

Il 5/07 2019 l’Associazione si iscrive come persona giuridica “IL RITORNO APS, registro regionale delle persone giuridiche private al n. d’ordine 2967.

Con il sopraggiungere della pandemia il progetto con le sue declinazioni operative, è stato momentaneamente sospeso ed è in fase di rivalutazione e il CDD ha seguito le indicazioni regionali di chiusura e riapertura graduale.

 

Una volta attivata la riapertura a tempo pieno è stato proposto agli utenti un panorama di ARTI TERAPIE per permettere loro di DAR VOCE ai loro sentimenti che durante il lockdown non erano riusciti a manifestare, come spazio in cui ascoltarsi, narrarsi, esprimersi liberamente. Perciò, Danzamovimento terapia, Musicoterapia, Drammaterapia e Arteterapia hanno costituito quei luoghi in cui dar spazio alle emozioni non dette, ai racconti interiori offrendo un percorso di rinforzo alla “Mente relazionale” di Siegel che apre le mille finestre del nostro abitare la nostra essenza.

Alla luce di un graduale miglioramento del quadro pandemico e delle nuove aperture territoriali il programma per l’anno 2021- 2022 vorrebbe potenziare oltre a mente e corpo anche gli aspetti relazioni esterni di sperimentazione territoriale, ludico espressivi e miglioramento posturale.

 

 

Altre informazioni e documenti: